LOST SULLA RAI: SUCCESSO ANNUNCIATO?
di
Fabio Occhiuto


Approda sulla TV nazionale LOST, successo televisivo degli ultimi anni, serial del 2004 già visto in Italia sui canali satellitari.
Senza entrare nelle specifiche della serie, che ormai dovrebbero essere note ai più, vorrei invece soffermarmi su alcuni aspetti che, a mio parere, potrebbero qualificare LOST come “successo annunciato”.
In primis va considerata l’ambientazione e la storia; contrariamente a quanto accade nei telefilm classici, in cui ogni personaggio si muove all’interno di un contesto determinato e ben definito, fin dalle sequenze iniziali lo spettatore si trova catapultato in un ambiente in cui mancano punti di riferimento, in cui si avverte una cappa opprimente di incertezza e di impotenza…
In quest’ambito già dalla prima scena scatta quel meccanismo di “voyeurismo televisivo” che fa incollare lo spettatore al teleschermo e gli fa domandare “...e ora che succede?”.

La vera innovazione del telefilm sta nel numero dei “characters” che sono numerosi e diversi tra loro, cade la classica ripartizione tra protagonista - antagonista – comprimario ed ogni personaggio ci viene presentato con una duplice personalità, quella che emerge per l’essere sull’isola (e in cotante circostanze) e quella relativa alla “vita reale” di ogni personaggio, rivelata grazie ad un cospicuo uso dei flashback, che rivelano tasselli della vita precedente all’arrivo sull’isola.
Il rischio per gli autori (il geniale J.J. Abrams in testa) sarebbe stato quello di far sbattere lo spettatore contro così tanti personaggi così da arrivare a farlo distrarre, non creando cioè quel senso di affezione verso uno dei suddetti protagonisti (e l’affezione verso i personaggi è una delle chiavi di volta per il successo di una serie TV).

Ma ovviamente il rischio è stato più che calcolato, soprattutto tenuto conto dell’enorme lavoro di caratterizzazione per ogni personaggio.
Sull’isola ci troviamo di fronte (almeno in apparenza…) ad un medico “buono”, ad un ciccione tontolone, ad un musicista particolarmente nervoso, ad una ragazza in stato interessante, ad un uomo “riflessivo”, ad un arabo “inquietante”, ad un uomo di colore col figlio, alla classica “biondona” col fighetto di turno, ad un tipo “bastardo dentro”, a due coniugi coreani che non parlano che la loro lingua etc etc…
Il rischio di cui sopra è stato perfettamente calcolato proprio perché grazie alla varietà dei personaggi, non si può restare indifferenti di fronte a tali caratteri e personalità, ed inevitabilmente si finisce, quasi istantaneamente, a provare le prime simpatie ed antipatie, fino ad arrivare a tifare (anche inconsciamente) per l’uno o per l’altro.
Attenzione, le cose spesso non sono così come ci vengono prospettate, e gli inevitabili cambiamenti e colpi di scena sorprenderanno anche lo spettatore più smaliziato.

Quindi, in sostanza: ci troviamo dinnanzi uno scenario con due elementi portanti: da una parte un’isola sconosciuta e inospitale madida di misteri e dall’altra una cinquantina di uomini e donne estrapolati dal loro habitat che devono sopravvivere.
A questo punto la nostra curiosità di telespettatori ci porta a seguire due strade, la “scoperta” dell’isola con tutti i suoi misteri e le relazioni interpersonali tra i superstiti.
È qui che emerge la bravura degli sceneggiatori, i quali riescono ad accontentare tutti, fornendo (con moltissima parsimonia) informazioni sull’isola e (copiose) rivelazioni sui singoli personaggi e sulle loro relazioni personali (nuove e pre-isola).
In tal modo, l’appassionato dell’avventura sarà spinto a vedere il prossimo episodio mosso dalla “fame di notizie”, e chi invece è più legato a meccanismi da soap opera vorrà conoscere l’evoluzione delle storie tra i personaggi.

Il ritmo di tutta la stagione è volutamente rallentato, soprattutto a causa delle puntate di approfondimento sulle singole persone, difficilmente lo spettatore si troverà di fronte a certezze o a “risposte ad interrogativi”, ma, al contrario, gli autori aggiungono costantemente carne al fuoco, creando sempre nuovi dubbi, almeno (forse…) fino all’inevitabile cliffhanger della puntata finale…
Ma la scarsità di informazioni palesi viene ad essere compensata da una cura dei singoli dettagli che è impressionante.
Lo spettatore occasionale forse non riuscirà a notare il numero di indizi sapientemente seminati dagli autori, e sarà probabilmente attratto dall’intreccio e dallo sviluppo delle situazioni, ma invece l’osservatore più “scafato” non mancherà di scoprire tanti piccoli particolari, di per sé insignificanti, ma che assumono rilevanza con lo scorrere delle puntate.
A tal proposito, su Internet è stata creata dai fan dello show una serie nutrita di siti web in cui si ricercano ed analizzano questi indizi, ben nascosti dagli autori anche in singoli frames di pellicola.
E anche tali manifestazioni spontanee degli appassionati accrescono senza dubbio il valore della serie, che proprio nella cura maniacale dei dettagli vanta un enorme punto di forza.

Per esempio, gustatevi questa pagina: http://www.oceanic-air.com/ , o visitate la LOSTpedia alla url http://lostpedia.com/wiki/Main_Page. Ma fate attenzione, se non volete giocarvi il pathos, è meglio che lasciate perdere, i siti presuppongono una discreta conoscenza dello show.

Un’ulteriore considerazione prima della conclusione… ho avuto la fortuna di vedere la prima stagione sia in versione originale che doppiata in italiano; purtroppo, anche se il doppiaggio italiano è tecnicamente molto professionale (forse troppo), tende ad uniformare indistintamente i personaggi che, nella versione inglese sono molto ben caratterizzati anche grazie alle loro voci, ai loro accenti e al proprio modo di esprimersi, per cui se avete la possibilità di vedere questa serie in versione originale (magari sottotitolata non appena saranno disponibili i DVD), il risultato sarà di certo molto soddisfacente.

Concludendo, LOST sarà un successo anche sulla TV di stato?
A mio avviso, per i motivi suesposti, non ho dubbi in proposito; inoltre ritengo che, sia che siate un detective in erba o una casalinga disperata, gli spunti vari e coinvolgenti che vi spingeranno a seguire la serie non mancheranno…
Comunque, anche in questo caso, se LOST sia un capolavoro, un prodotto televisivo molto ben confezionato o un polpettone del quale si poteva fare a meno, beh, l’ultima parola spetterà sempre e comunque al pubblico.



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