TUTTO INIZIO' CON KUBRICK
di
Paolo "Exidor" Longarini


Tutto inizò con Kubrick.
Un estate di tanti anni fa, papà Longarini disse una frase che per tanto tempo è rimasta scolpita nella memoria della nostra famiglia: “Ci sono due film di fantascienza da vedere al cinema, quale scegliamo?”. Io e mio fratello, tutti presi in un feroce combattimento tra romani e persiani, ci bloccammo all’istante paralizzati da tanta abbondanza. Due? E possiamo scegliere noi? Nelle nostre menti preadolescenziali sentimmo scorrere pensieri multipli e contrastanti, da una parte il POTERE, la possibilità di prendere due adulti e costringerli al nostro volere, dall’altra la gioia primigenia di trascorrere un pomeriggio tra astronavi, combattimenti (non avevamo perso nemmeno un film della serie UFO), popcorn e cremini, seguiti da giorni e giorni di discussioni sul film stesso.
Eravamo contenti come cuccioli davanti alla pappa.
Nostro padre aprì il giornale davanti a noi e disse “Potete scegliere tra Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo e 2001 Odissea nello Spazio”, un occhiata ai soldatini e la parola Odissea fecero del film di Kubrick l’unica scelta possibile. Ai miei non sembrava vero di non assistere alla solita lotta per chi doveva scegliere cosa e il seguente mese di muso lungo e recriminazioni da parte di chi non aveva scelto, prima che uno dei due potesse cambiare idea eravamo già in macchina in fremente attesa.
Colpevolmente non facemmo caso a segnali premonitori come la mancanza di problemi per trovare parcheggio nei dintorni del cinema e l’aria distratta (oggi diremmo scazzata) della bigliettaia. Un primo, ma ormai tardivo, sospetto lo avemmo una volta entrati in sala: quella che di solito era una bolgia dantesca anche per film minori (il cinema registrava tutto esaurito da prima hollywoodiana anche alla seconda settimana di pellicole come “Cassandra Crossing”, “Il comune senso del pudore” e simili. “Un uomo chiamato cavallo” rimase per un mese e mezzo), stavolta era semi deserta, in tutto, saremo stati una ventina. I miei, a questo punto, si scambiarono un occhiata sospetta ma erano ben consapevoli che non era ancora stata scoperta la forza capace di fermare due ragazzini armati di gelato e popcorn che si siano appena seduti al cinema.
Buio in sala. Inizia il film.

Silenzio.
Di ritorno dal cinema, di solito, io e mio fratello iniziavamo a commentare il film e non finivamo che tre giorni dopo.
Stavolta nessuno fiatava. Nessuno apriva bocca.
Eravamo troppo piccoli e troppo ben educati per esprimerci a parolacce ma pensavamo tutti alla stronzata che avevamo appena visto e di cui, santa peppa, non c’avevamo capito una mazza.

Quello fu il mio primo passo di avvicinamento ai film fantastici di serie B.
Cribbio, se devo rimanere deluso da un film, almeno sono sicuro di averlo capito.
Il secondo passo fu la visione, molto più in là con gli anni, di Latitudine Zero, un autentico capolavoro ma visto con gli occhi già pieni di Guerre Stellari, da lì la confusione e l’impressione di un film di serie B. Ma il danno ormai era fatto, ero entrato nel gorgo.

Questi film possono essere divisi in due categorie, quelli che sanno di esserlo e quelli che credono di essere dei filmoni invece si rivelano idiozie.
Volete un esempio?
Ci sono milioni di film in cui “la natura si ribella” e sono, di solito, delle vaccate grandi come il buco nella finanziaria 2006, film come Bugs (degli scarafaggi incendiari mettono sotto assedio una cittadina), Wasp (delle api assassine mettono sotto assedio l’America), Bats (dei pipistrelli assassini mettono sotto assedio una contea, memorabile il “super frigorifero” con cui vengono sconfitti e la scena finale in cui un pipistrello, evidentemente incrociato geneticamente con una talpa, sbuca dal terreno), difficilmente restano nella storia del cinema o nella memoria collettiva, ci sono poi, sempre nell’ambito di questa categoria, dei gioielli come Aracnofobia (in cui dei ragni primitivi mettono sotto assedio una cittadina) in cui vengono presi degli stereotipi cinematografici ed usati come mezzo espressivo forte durante il film, memorabile la figura del disinfestatore, incarnato da John Goodman che dà del “collega” all’entomologo Julian Sands e come il regista sia riuscito a rappresentare la classica scena della doccia (in questi filmetti c’è sempre una aitante ragazzotta che nel mezzo di una crisi, sente l’impellente bisogno di denudarsi e mettersi sotto un getto d’acqua scrosciante), depurandola da qualsiasi pruderie. Inoltre, la capacità indiscutibile del regista riesce a nobilitare anche un duello finale in cui l’eroe Jeff Daniels combatte armato di una sparachiodi. Come non segnalare, rimanendo in tema di ragni, Arac Attack, riuscito mix tra teen e disaster movie.

Per tutti noi amanti della serie B, ci sono registi, autori e produttori che tanto hanno fatto e tanto fanno tuttoggi. Per me, l’oscar alla carriera è sicuramente assegnabile a De Laurentiis, capace di mettere nelle mani del mondo un capolavoro della pretenziosità come King Kong (o dell’indimenticabile King Kong 2 con il “Konghino”) ma soprattutto del film mito per eccellenza: Flash Gordon.
Colori eccessivi, un protagonista sconosciuto più famoso per quel che portava nei pantaloni che per le capacità espressive, Timothy Dalton vestito come Robin Hood, Ornella Muti capace di esprimere cattiveria e perfidia tanto quanto Campanellino, l’attacco finale degli uomini alati realizzato al risparmio. Un film tanto stupido da entrare nella leggenda, completamente privo del benchè minimo umorismo che ne avrebbe trasformato completamente le sorti, con dei clichè banali e troppo scontati per apparire grandiosi.
Già. Un clichè può apparire anche non banale se inserito in un giusto contesto.
Prendete Starship Troopers, un film senza mezze misure tra chi lo considera indegno anche della bava di lumaca e chi, e mi metto in questa seconda categoria, lo adora senza mezze misure. Dicevo, in questo film, classica modernizzazione dei vecchi bug-eye, abbiamo sangue che scorre a fiumi, fratture esposte e ferite aperte ogni cinque minuti, bene, nel finale del film, Denise Richards viene inchiodata a terra dall’insetto intelligente con un “tentacolo” che ne trapassa la spalla da parte a parte, bene, dopo solo poche smorfie di dolore, nemmeno troppo sentite, eccola imbracciare fucili ed abbracciare il protagonista per il finale pieno di speranza.
Anche nella saga di Star Trek possiamo trovare due splendidi esempi delle due categorie, non a caso nessuno di noi appassionati osa anche ammettere a se stesso l’esistenza di un quinto film della saga di Shatner e soci (come nelle stanze d’albergo americane, preferiamo numerarli con 1, 2 ,3 ,4, 4bis, 5 e via tutti gli altri) mentre possiamo classificare il quarto episodio Rotta Verso La Terra nella categoria più nobile della serie B. Il nostro equipaggio preferito sale a bordo di una nave sconosciuta, di cui nessuno, tecnicamente, dovrebbe conoscere i comandi, compie una manovra fisicamente mai tentata per recuperare delle balene (!!) che dovrebbero salvare l’universo dalla distruzione. Fin qui descriviamo una idiozia totale ma il film ci regala delle perle di sobrietà eccezionali come le evoluzioni di McCoy nell’ospedale in cui i nostri eroi recuperano Checov, russo, trovato a bordo di una nave nucleare americana. Per non parlare della scena in cui Spock appare nella finestra-acquario. Scene come queste sdrammatizzano il film portandolo in binari a lui consoni senza incanalarlo nella macchietta.

Se non avete nulla da vedere, se i vostri dvd vi hanno stufato, girate tra le reti locali. Una di queste, chissà quale e chissà quando, sicuramente starà dando un film in cui David Hasseloff, vestito di una improbabile tutina nera, fa il boys di una virago pellevestita.
Il cinema di serie B ha tanto da dire. Basta mettere in pausa temporaneamente il cervello e godersi un film in santa pace.



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