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NELLA MENTE
DEL PADRONE
di Fabio
Miele
“Il
mio Tesssoro...” C’è del sangue, c’è
del fango e il fuoco si specchia in profondità ambrate ma è
bellissimo ai nostri occhi. È nostro e non ce lo porteranno via
mai più. Abbiamo aspettato tanto per averlo ma ora è nostro
e ciò che importa è che lo resterà per sempre. Sì,
sì, sì.
Non abbiamo mai dimenticato il suo peso tra le nostre dita, il suo quieto
chiamarci e adularci come quando lo trovammo la prima volta, quando Déagol
cercò di portarcelo via. Così bello, così
prezioso che niente mai visto prima di allora ci era sembrato tanto bello.
Non ci importava la pioggia, non ci importava il fango, non ci importavano
gli sputi e le sassate di chi non ci voleva più con loro. Anche
se la caverna era buia e fredda a noi pareva una reggia dove nascondere
per sempre il nostro Tesssoro. Neanche gli orchi scendevano mai
così in basso e in profondità ma quando lo facevano noi
eravamo pronti a torcergli il collo e a mangiarceli per cena. Puah! Che
saporaccio. Era meglio cercare i pesci, quei pesci pallidi e con gli occhi
bianchi che trascinavano il loro ventre viscido sui ciottoli di un fondale
freddo in profondità tenebrose. Ahhh, che vita era quella! Prima
che ce lo rubassero, prima che i Baggins entrassero di prepotenza
nella nostra vita per rovinarci ogni nostra pacifica e piacevolmente oziosa
giornata. Prima arrivò il Baggins grasso e basso. Bilbo,
si chiamava, così sì chiamava, sì. Aveva un panciotto
riccamente decorato e un sorriso che veniva voglia di cancellarglielo
a morsi! Che stupidi siamo stati! Ci ha sfidati, quel Baggins, ci ha sfidati
a una gara di indovinelli nel cuore nero della montagna e noi abbiamo
accettato. Ci ha detto che se avesse vinto lui noi non lo avremmo mangiato
e lo avremmo lasciato vivere. Che stupido! Che stupido! E stupidi di più
siamo stati noi che abbiamo accettato, senza sapere che quel Baggins era
un ladro, che quel Baggins aveva in qualche modo già strisciato
fino alla nostra isoletta e ci aveva rubato il Tesssoro. “Che
cos’ho in tasca?” ci aveva chiesto. E come potevamo saperlo?
Come potevamo sapere che in tasca aveva proprio il nostro tessoro che
lui ci aveva rubato? Oh, no... forse non ce lo aveva rubato, forse eravamo
noi che lo avevamo perso e lui lo aveva trovato e tenuto per sé
ma... no... ladro di un Baggins, no! Ce lo ha rubato lui! Lui! Ce lo ha
sottratto con l’inganno, carpito, sfilato, intascato, soffiato,
sì, rubato con il sotterfugio, piccolo verme di buca! Piccolo animale
senza midollo nelle ossa! Buono solo da farne salsicce con le budella!
Se solo avessimo balzato fino alla sua gola, se solo gli avessimo ciucciato
via la gelatina dagli occhi! Povero piccolo Sméagol, ingannato
proprio sugli indovinelli che lui amava tanto. Che noi abbiamo tanto amato...
Ma non potevamo lasciare che quel Baggins ci scappasse, non ora che aveva
il nostro Tesssoro. No, no, no! Lì giurammo sul nostro povero cuore
che mai avremmo desistito, che mai avremmo vissuto senza il nostro Tesssoro
e con grande riluttanza siamo strisciati fuori dalle ombre e, come una
lumaca da sotto un sasso che saggia l’aria nei dintorni con le sue
antenne dopo una lunga pioggia, così siamo usciti dal ventre della
montagna e abbiamo cercato l’unica cosa che mai abbiamo bramato.
Baggins! Ma cos’era quel Baggins? Un’orco non lo era, no,
no. Un nano nemmeno. Aveva i peli, sì, ma non sulla barba. Tanti
peli sui piedi e... i nani non hanni peli sui piedi. Cioè, ce li
hanno ma non hanno il volto glabro come quel Baggins. No, ma cosa stiamo
dicendo? Siamo pazzi! Diciamo sciocchezze, povero me, gollum, povero povero
me, gollum.
Di notte abbiamo viaggiato, prima al bosco nero dove i ragni tessono le
loro tele, poi di nuovo alle montagne e poi ancora al bosco. Nel fiume
abbiamo nuotato, su e giù, qua e là. Ma il nostro Tesssoro
non aveva lasciato tracce. Perduto, disperso, ladro di un Baggins!
E poi quella notte arrivò, oh poveri noi, la notte delle tenebre
che tutto avvolgono, la notte del terrore che ancora adesso le ossa ci
fa tremare. Non posso dimenticare, non posso dimenticare quegli occhi
di fuoco, quel volto vuoto nel nero delle ombre e l’urlo, l’urlo
degli Spettri. Mi presero in catene e mi portarono prima nella torre del
Negromante, ohh... che terrore, che angoscia. Ci picchiarono,
gollum, ci fecero male e la voce ancora ci tormenta, ci domanda, ci chiede...
“Cosa
cerchi?” ci chiede e noi non rispondiamo, noi singhiozziamo povero
Sméagol, noi singhiozziamo. E lui ancora ci chiede cosa cerchiamo
e noi non gli diciamo del Tesssoro, noi non lo facciamo, no. Ma lui lo
sa, lui sssssa! Lui ne sente l’odore, sente che io l’ho toccato,
sente che io... oh, oh no! Io fuggo! Corri, Tessssoro, corri! Gli orchetti
mi vogliono fermare ma io corro, io li salto, li evito! Io riesco a fuggire,
mio tesssoro, sì... io sono nel bosco ora, è buio. Gli spettri
hanno le ali ma non mi possono vedere dove l’intricato dei rami
non fa entrare neanche la luce del sole d’estate. Ahhh, Tesssoro,
siamo liberi e poi... poi andiamo a sssssud, ssssì, a ssssud! Passiamo
le Paludi Morte! Ci nutriamo di vermi, di lumache, di piccoli
fili d’erba conditi con l’acqua degli acquitrini! Neanche
un pesce, neanche un.... oh, ed ecco il Nero Cancello! Ecco le
montagne, sì! Non si può passare dal Cancello per entrare
nella terra nera, no, bisogna trovare un’altra strada e Sméagol
la trova! La scala tortuosa fino al parapetto a strapiombo sul nulla.
Non so perché siamo entrati nella terra nera ma noi cerchiamo il
Tesssoro rubato, sappiamo che il Tesssoro è forse voluto tornare
a Mordor dove... ah, ma ecco che Lei ci spia mentre passiamo!
Lei ci vede nel buio e noi non possiamo scappare, noi non possiamo nasconderci!
Lei ci può uccidere se solo volesse ma non lo fa perché
è impegnata a dare la caccia agli orchetti della vicina torre.
Lei non si preoccupa dei moscerini quando può avere dei bei mosconi
succosi, sì, sì. E noi passiamo e allora lo vediamo... un
vulcano spento, una terra morta, una torre diroccata lontano ad est. E
poi, no! No! Ci catturano ancora! Ci portano alla torre diroccata e là
proviamo il più grande terrore della nostra vita, un terrore che
non possiamo descrivere. Da un trono ci guarda e un dito gli manca. È
Lui! Sì, è Lui! Il Padrone del Tesssoro! Il Padrone del
Tessoro, gollum, gollum. Ma ora siamo noi il Padrone, ora il tessoro è
nosssstro. Siamo fuggiti da Barad-dur, sopravvissuti alle torture e involontariamente
siamo finalmente venuti a sapere dove si trovava la Contea. I
Nazgul hanno i cavalli, loro vanno più veloci di noi.
Oh, poveri noi, la paura ci attanagliava quando sapevamo che non saremmo
mai arrivati al Tesssoro in tempo! Ma poi i Cavalieri Neri sono
finiti nel fiume, il nuovo padrone del Tesssoro ha gli Elfi che lo proteggono
e noi a Gran Burrone non possiamo entrare, nossignore, gollum-gollum,
e allora abbiamo aspettato. E poi li abbiamo seguiti. Non sapevamo dove
fossero diretti, non sapevamo che volevano passare dalla Casa di Roccia
dei Nani e poi per il Bosco d’Oro fino alle rive del
Grande Fiume. E c’erano sempre quel Nano, quell’Elfo
e quegli uomini con lui. Uno lo conosciamo bene, vero Tessoro? È
quel Ramingo del Nord, quello che ci ha catturato mentre stavamo
attraversando il Bosco Atro, quello che ci ha messo una corda
al collo, una schifosa corda elfica che ci bruciava le carni, e ci ha
portati nel Bosco D’Oro. Anche lui ci ha fatto le domande che il
Padrone del Tesssoro ci aveva fatto per primo. Voleva sapere, sapere dove
fosse il Tesssoro, sapere se era stato trovato da uno stupido Hobbit.
Con lui c’era anche quel vecchio con la barba grigia che poi è
caduto nell’ombra di Moria! Ben gli sta a quel vecchio! Ma cosa
stavamo dicendo, mio Tesssoro? Ah, sì, stavamo ricordando, ricordando
come siamo riusciti a riprenderci il Tessoro, gollum-gollum. È
stato facile, è stato. Abbiamo aspettato che gli amici di Baggins
si separassero da lui e poi abbiamo agito, lo abbiamo seguito. Sì,
lo abbiamo seguito fino alla riva opposta delle cascate, abbiamo seguito
lui e quell’altro Hobbit grasso. Sapevamo che stavano andando nell’Emyn
Muil, sapevamo che laggiù non avrebbero avuto scampo. Gli saremmo
piombati addosso e li avremmo uccisi e così abbiamo fatto, mio
Tesssoro! Sì, sì! Abbiamo ripreso il Tessoro, è nostro,
è nostro! Sì, come luccica tra le mie... tra le nostre dita!
Come brilla e luccica e riflette e... e... e ci parla! Sì, il Tesssoro
ci parla mio tesssoro. L’Hobbit grasso non voleva lasciarmelo prendere,
è stato il primo ad accorgersi che stavo sgattaiolando alle spalle
del giovane Baggins ma io gli sono saltato alla gola, sì! Ho stretto
con forza e... sì, sì, abbiamo stretto con forza e il povero
Hobbit è diventato viola e blu mentre soffocava. Baggins ha cercato
di fermarci, ci ha gridato di allontanarci, e ha sfoderato quella spada
elfica. Puah! Lo abbiamo colpito con un sasso, e poi con un altro. E lo
abbiamo morso, lo abbiamo graffiato, lo abbiamo colpito fino a che la
spada non gli è caduta nel burrone e abbiamo soffocato anche lui
e poi... sì, e poi eccolo lì, in una catena al suo collo
stava il Tesssoro! Finalmente! Il Tesssoro! Ora è mio, sì,
ora nessuno me lo toglierà più. Ora nessuno dirà
che Sméagol è un verme, nessuno dirà che Sméagol
è un pusillanime codardo capace di fare nulla! Ora sono io il Padrone!
Io, io, io, io, io!
Ordinerò al Tesssoro di bruciare il Bosco d’Oro per farne
un ammasso di tizzoni ardenti! Ordinerò agli Orchi di scavarmi
la più profonda delle caverne e di riempirla d’acqua fredda
per farne un lago sotterraneo con un’isola dalla quale vegliare.
Ordinerò agli Spettri con le ali di razziare la Contea e per prima
la casa dei Baggins e poi, quando l’Oscuro Signore di Mordor verrà
al mio cospetto, io... io gli chiederò di inginocchiarsi davanti
a me e di riconoscermi come il Signore della Terra di Mezzo! Perché
io sono l’Oscuro Signore della Terra di Mezzo ora! Ho finito di
strisciare, ho finito di...
“Sméagol?”
...di....
“Sméagol?”
...di...
“Sméagol,
dobbiamo andare!”
“Andare?” Gollum si stropicciò gli occhi cercando di
capire dove si trovasse.
“Sì, dobbiamo andare,” ripeté Frodo, mandando
un’occhiata preoccupata verso Sam che in disparte si limitava a
scuotere la testa con disappunto.
“An-andare...” gracchiò Gollum restando pensieroso
ma tornando alla realtà.
“Parlavi nel sonno, Sméagol. Qualcosa di incomprensibile.
Sognavi?”
I grandi occhi di Gollum si fissarono in quelli dello Hobbit. Sul suo
viso lungo una traccia di lontana delusione. “Sognando, sì...
Sméagol sognava, Padrone.”
“E cosa sognavi?”
“Niente,” rispose incamminandosi mestamente verso il sentiero
melmoso in mezzo all’acquitrino. “Non sognavamo niente,”
ripeté quasi fosse un singhiozzo. “Niente...”
Gollum-gollum.
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