SINFONIA GALATTICA
di
Matteo "Norton" Bistoletti



Anche in questo caso è difficile dire se sia nato prima l’uovo o la gallina: mi sono appassionato alle colonne sonore dei film diventandone un collezionista e ascoltatore folle scoprendo e apprezzando le eccezionali musiche dei film di Star Trek o era proprio questa mia latente passione a farmi scoprire e considerare in maniera particolare Star Trek anche in base alla sua eccellente musica? Poco importa: resta il fatto che la nostra saga preferita, e da appassionato collezionista di varie colonne sonore dei più svariati film lo posso affermare con fermezza, annovera tra le più belle musiche da film mai composte, frutto del lavoro di artisti di primissimo livello, anche se non sempre noti al grande pubblico.
Se è difficile per noi fan giudicare in modo obbiettivo i film della saga di Star Trek, che sì non saranno dei capolavori del cinema ma per noi rivestono un ruolo comunque eccezionale, non altrettanto si può dire delle colonne sonore di codesti lungometraggi. Infatti se la fattura dei film di Star Trek - dalla trama alla regia, dalle sceneggiature alla recitazione - é sempre stata oggetto di perplessità da parte dei critici cinematografici definendoli film “solo per appassionati” (sfido un qualunque Mereghetti o chi per esso a cogliere la poesia, per fare un esempio su mille, del finale di “L’ira di Khan” se non si é mai appassionato alla saga), non altrettanto si può dire per la sinfonia stellare che accompagna le suddette avventure, sempre di primissimo livello.

Soffermiamoci quindi un momento insieme ad analizzare le splendide note musicali che hanno accompagnato i viaggi interstellari dell’Enterprise durante la sua lunga saga cinematografica. Infatti mi limiterò a parlare dei film TOS in quanto é proprio attraverso ad essi che la musicalità di Star Trek ha dato il massimo. Sebbene Star Trek annoveri anche nelle sue serie televisive brani indimenticabili (dai classici quali il mitico tema di “The Inner Light” o i vari motivi dei titoli di testa e coda delle serie più recenti fino a partiture più complesse come quelle che accompagnano episodi come “Incontro a Farpoint”, “L’uomo di latta” o “L’attacco dei Borg”: tutte splendide e disponibili in CD), é attraverso il mezzo cinematografico, più incline alla spesa anche dal lato musicale, che esprime il suo meglio.

Il primo film della saga di Star Trek apre alla grande questo nostro viaggio musicale. E quando dico apre, va inteso in senso letterale. Le prime note che sentiamo si discostano dalla vecchia sigla di apertura della serie classica di Alexander Courage: è un brano pomposo, quasi un inno o una marcia, che ricalca il celebre motivo di apertura dell’allora recente Guerre Stellari di John Williams, che accompagna i titoli di testa. Jerry Goldsmith, scomparso di recente, resterà nella storia di Star Trek non solo per aver composto tra le più belle colonne sonore della storia Trek e non, ma anche per aver composto quello che é diventato più di qualunque altro il tema di Star Trek. Questo brano di cui parlo sopra é infatti diventato un vero tormentone tipico di Star Trek, per non dire il suo vero e proprio inno di rappresentanza: la sua immediata ma efficace musicalità celebrativa ne hanno reso un brano facilmente orecchiabile e piacevole ma ugualmente efficace. Nonostante fosse pronto un brano nuovo in toto i produttori di TNG decisero di riutilizzare questa ormai nota fanfara per aprire ogni singolo episodio della nuova saga (ricordiamo che tra l’episodio pilota di TNG e il suddetto film erano passati quasi otto anni). Il motivo era quello di avere, almeno nella sigla, un collegamento con la serie originale di immediato impatto: notevole quindi la scelta del brano di Goldsmith rispetto alla sigla storica di Courage (comunque sempre presente nelle brevi battute di apertura). Inoltre il suddetto brano troverà spazio in diversi film della saga a venire.
Ma la musica di Goldsmith per “The Motion Picture” non si ferma certo a questo! L’intera partitura del film é una continua meraviglia: il tema di Ilia è di un romanticismo struggente e melanconico, peccato che nel film trovi poco e smorzato spazio (tanto che nella versione del film restaurata di recente, il regista Wise ha deciso di aprire il film utilizzando proprio questo brano prima dei titoli di testa). Trovano invece degno spazio (per taluni definito quasi troppo) le musiche che accompagnano la prima visita alla nuova Enterprise, un miscuglio dei temi noti descritti sopra ma altamente efficace nella sua rappresentazione, e le misteriose musiche che accompagnano l’Enterprise all’esplorazione della nuvola. Sono proprio secondo me queste ultime il vero capolavoro di Goldsmith in quanto, oltre alla loro bellezza, diventano le vere protagoniste del film: in queste scene é proprio la musica a parlare (mai avverrà un fatto simile di nuovo nella saga) e ad esprimerci un senso di angoscia e attesa che accompagna le immagini. Ascoltando questi brani ci sente presi in una sorta di grande mistero al di là della nostra portata, le note lasciano trasferire quel qualcosa di immenso (il contrasto piccolo - Enterprise ed immenso - V’Ger è presente in tutto il film) ed inevitabile che gli uomini dell’Enterprise stanno fronteggiando. Immagini e musica si fondono alla perfezione nel film e non lasciano spazio a dialoghi ed attori: un esperimento che ha spesso portato il film ad essere bollato come noioso ma che in realtà dimostra una lentezza musicale ed artistica degna di un capolavoro.
Nel finale del film i temi di mistero si amalgamano con lo struggente tema d’Ilia (rappresentando l’unione tra la macchina e l’uomo nel film) creando un finale musicale degno di nota.
Ultima nota margine per il tema Klingon, mai più utilizzato ma comunque molto bello ed azzeccato nel rappresentare la razza guerriera.

Spettava un difficile lavoro a James Horner quando si mise a comporre le musiche per il secondo film della saga. Ma se Goldsmith era uno dei grandi compositori di Hollywood, Horner non era da meno e lo dimostrò col suo lavoro di primissimo livello. Il secondo film di Star Trek in patria ebbe le altrettanto alte aspettative del primo e perciò Horner si impose che andava fatta bella figura. Il taglio del film era completamente diverso: trama e regia erano abissalmente differenti dal primo film della saga e pertanto la musica doveva essere altrettanto differente. Horner si diede di certo molto da fare e compose una musica più movimentata ma altrettanto epica ed affascinante, da molti considerata come la più bella mai composta per Star Trek. Il film si apre con dei nuovi titoli di testa, dopo la breve fanfara di apertura che accompagnava anche l’apertura di ogni episodio della serie classica composta da Alexander Courage. Si crea così un legame con i vecchi episodi della serie classica che caratterizzerà tutto il film. La musica di apertura che ne segue è ariosa e siderale, poco si addice al tema ormai noto di Goldsmith. Seppur di più difficile ascolto però la musica di Horner è in effetti tra le più belle mai scritte per Star Trek: infatti spetta a lui il difficile compito di comporre della vera e propria musica di accompagnamento, cioè una musica che non rubi la scena alle immagini e ai dialoghi, ma che sia un po’ schiava del film, che é poi spesso la regola e la legge di tutte le colonne sonore, cosa che le rendono tanto affascinanti quando difficili nell’ascolto. Horner compie un lavoro magnifico in quanto integra il film con una musica splendida, perfettamente aderente a immagini e dialoghi, ma dalla musicalità estremamente intensa. L’approccio della Reliant all’Enterprise è un brano incalzante e d’attesa, mentre i temi che si susseguono nella battaglia nella nebula Mutara sono ricchi di patos ed azione strumentale; ogni ferita inflitta allo scafo dell’Enterprise viene supportata da una musica di catastrofale allarmismo, ogni colpo inflitto alla nave avversaria porta la musica ad una tonalità più ampia. Il tutto implode nella morte di Spock con anche un alternarsi di musica solare (con le immagini della nascita del pianeta Genesis) e la presa di coscienza di un Kirk che corre verso la sala macchina con il volto che piano piano si dipinge di amarezza. Il silenzio musicale scelto per la morte di Spock è poi degno di nota (molto più intenso ed elegante del successivo decesso, quello di Kirk in Generazioni).
Horner, si sa, è bravo quanto furbo e non si risparmierà di reciclare questo suo capolavoro di partitura per film molto più noti al grande pubblico: le sue note per Star Trek possono essere ascoltate con le dovute e opportune modifiche anche in Aliens - Sfida Finale e, per gli orecchi più fini, perfino in Titanic (senza nulla togliere allo splendido lavoro che ha fatto Horner per quest’ultimo film).

Il successo di Horner alla guida del secondo film fa sì che egli venisse confermato anche per il terzo film della saga. Sebbene “Alla ricerca di Spock” sia una colonna sonora a dir poco splendida, aggiunge poco o niente dal punto di vista musicale a quanto già detto. Horner imposta la musica del terzo film riprendendo il tema di base del film e aggiungendo alcuni brani degni di nota. Notevole soprattutto “The Katra ritual” dove l’attesa del rituale e il ritorno di Spock é suggellata da una musica incalzante di attesa e speranza mista a disperazione con un crescendo continuo che sfocia in un finale spezzato. Notevole anche “Stealing the Enterprise” che, come dice il titolo, si rifà alle scena del furto dell’Enterprise con una musica pizzicata e allegra, ma ugualmente epica ed incalzante.
Il terzo film va infine ricordato per il nuovo tema dei Klingon, forse il più famoso e noto di quelli utilizzati per la razza e che spesso avremo modo di risentire.

La musica del quarto film é davvero sperimentale e particolare, ma a dir poco sorprendente: più che musica da dilm sembra di ascoltare una sinfonia di musica classica. Il compositore Leonard Rosenmann non è famosissimo (anche se Kubrik lo commissionò per Barry Lindon) ma la sua musica mi fece innamorare fin da subito. Ricordo ancora che da piccolo presi un rudimentale microfono per registrare dalla televisione i titoli di coda del quarto film con annesso gatto che pensò bene di mettersi a miagolare nel bel mezzo della registrazione (fu solo a Londra, anni dopo, che riuscii a procurarmi i miei primi CD di colonne sonore: erano altri tempi!!!). Una volta che il CD fu nelle mie mani lo consumai ascoltando il tema del film: una musicalità perfetta, una vera e propria sinfonia coi suoi tempi (dall’allegro al moderato, ma qui si va sul tecnico e mi rimetto alle correzioni di Anna MAnfredini), un’aria dall’ampio respiro come quelle a cui solo John Williams ci aveva abituati. Questa musica solare sembra un’apertura di finestra rispetto ai toni cupi dei film predenti e sembra ritrovare quell’armonia perduta da tempo (come nel film del resto) attraverso l’utilizzo di una musica da orchestra vera e propria: nessuno strumento viene risparmiato in un vero e proprio melange di strumenti a fiato, a corda e percussioni.
Notevoli per la loro simpatica spensieratezza e musicalità anche i brani che accompagnano le fughe di Checov (dall’Enterprise portaerei e dall’ospedale), mentre è piuttosto piatta nel resto del commento musicale.
Ancora una volta viene da restare stupiti come una film si Star Trek, ormai film considerati di nicchia o bassa lega, possa giovare di brani musicali così belli, sia nei temi che nelle musiche di accompagnamento, che i grandi film di oggi ancora si scordano.

Nonostante il grande ritorno di Goldsmith con il quinto film di Star Trek si inizia a fare il primo passo indietro. La musica di Goldsmith è sempre di alta classe e comunque di molti scalini superiore alla maggior parte dei grandi film di forte richiamo che escono ogni anno, ma forse non all’altezza dei precedenti lavori. Ciononostante Goldmith riesce nella non per niente facile impresa di rendere ogni brano da lui composto differente e interessante. Seppur nessuno spicchi per bellezza sugli altri, tutti i brani che accompagnano le diverse fasi del film sono estremamente accurati e musicalmente affascinanti per essere delle semplici musiche di accompagnamento. Inoltre nessuno dei brani suona di “giä sentito” o altro: la loro originalità e la loro forza sono entusiasmanti. Così dalla liberazione degli ostaggi al rientro forzato della navetta Galileo nel bacino della nave, dall’esplorazione di ShaKaRee fino all’incontro con l’alieno megalomane il tutto è apostrofato da una musica incalzante e appassionante. Con un così intenso susseguirsi di temi tutti diversi ed interessanti appare quindi forse un po’ sprecato l’utilizzo della ormai nota fanfara composta per “The Motion Picture” per aprire il film…

Per me la musica del sesto film rappresenta qualcosa di speciale: i tempi del sesto film concorrono infatti con l’accentuarsi della mia passione per Star Trek. Vista l’epoca e la mia tenera età qualunque cosa relativa a Star Trek era difficile da procurarsi. Il sesto film era uscito ormai da tempo, ma io non lo avevo ancora visto e l’unica cosa che possedevo era il CD della colonna sonora, trovato in un negozio di Monaco di Baviera. Per praticamente un anno ho immaginato e sognato il sesto film solo attraverso la sua musica e i titoli di copertina dei brani. La musica del sesto film é pura angoscia, puro dolore, pura sofferenza: se il sesto film è definito come cupo, lo si deve anche alla musica, che lo è ancor di più. Non so se sia a causa della trama o del fatto che rappresenta il vero e proprio canto del cigno dei nostri eroi, ma non bastano le poche note finali per allievare un vero lavoro da maestro di Cliff Eidelmann (anche lui semi sconosciuto compositore californiano) nell’incupire il film.
Niente tema di Goldsmith ad aprire il film e neppure niente tema di Courage questa volta: si apre subito con il tema principale del film, un vero concentrato in crescendo di ossessione musicale, con l’aggiunta di un pianoforte finora inedito. Lo splendido lavoro prosegue anche negli altri brani di commento del film (con apice nel finale di “Escape from Rura Penthe”), che seppur non eccelsi e forse non altrettanto magistrali come quelli a cui un Horner ci aveva abituati, mantengono vivo l’interesse e le atmosfere.
Il film si chiude, come dicevamo, con note più ottimiste e con un glorioso finale che ricalca, anche se con un brano completamente inedito, le fanfare del passato (da quella classica del primo e quinto film fino a quella del quarto) e che chiude l’intera saga cinematografica dello Star Trek classico. La nuova epica fanfara di Eidelmann, che poco ha da invidiare alle precedenti anche se ha avuto meno successo, ha avuto però il grande onore i accompagnare le firme degli attori al loro ultimo saluto agli spettatori (anche se come tutti sappiamo pochi hanno resistito a lungo lontano dalla saga) ed essere quindi l’estremo saluto dello Star Trek classico al suo amato e folto pubblico.
E ancora una volta rimaniamo a bocca aperta davanti ad una musica tanto bella, composta da uno sconosciuto, per un film di basso costo e scarso richiamo.



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