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GLI
ANNI DELLA MORTE
di Domenico Ciccone
Pur non essendo un grande appassionato
della TOS, fra i vari episodi delle tre stagioni, uno
che mi è rimasto sempre in mente è “The deadly
years” (“Gli anni della morte”),
e per motivi legati all’universalmente noto “senno di poi”.
Ricordo in breve la trama: dopo una visita sul pianeta Gamma Hydra
IV, Kirk, Scotty, McCoy e il Tenente Galway
iniziano a invecchiare rapidamente. Anche Spock viene
colpito dalla strana malattia, anche se il suo invecchiamento è
più lento per via del metabolismo vulcaniano. Di tutta la squadra
di sbarco solo Chekov sembra essere immune al morbo che
ha colpito i suoi compagni, ma nonostante ripetuti esami, il Dottor McCoy
non riesce a capire il perché.
Alla fine il mistero viene svelato da Spock : una cometa transitata nell’orbita
del pianeta qualche tempo addietro, ha emesso una serie di radiazioni
a basso tenore di identificazione, che provocano un’accelerazione
del processo di invecchiamento al ritmo di trent’anni per giorno.
Chekov ne è rimasto immune in quanto spaventato da un cadavere
trovato nella colonia, e la forte dose di adrenalina sprigionata dalle
ghiandole del tenente ha funzionato da antidoto agli effetti delle radiazioni.
McCoy può così preparare un antidoto adeguato, e riportare
i contagiati ancora vivi alla loro età naturale.
Il
senno di poi al quale facevo riferimento qualche riga sopra, riguarda
proprio il processo di invecchiamento dei personaggi, che si immaginavano
aver raggiunto un’età avanzata nel giro di pochissimo tempo;
confrontando il trucco dell’epoca con la vera vecchiaia raggiunta
dagli attori, ho
sempre fatto molte gustose considerazioni, che ora vorrei riportare alla
vostra attenzione. Vero è che le tecniche di make up dell’epoca
erano quelle che erano, ma mi sembra molto interessante vedere se un attore
trentenne artificialmente invecchiato corrisponde poi all’attore
invecchiato per davvero, passati tanti anni dall’episodio in questione.
Partiamo, naturalmente, con Bill Shatner: il Kirk invecchiato
si presenta con una chioma ancora fluente, ancorché candida, e
un volto coperto di rughe ma sostanzialmente intatto nei lineamenti; il
buon Bill, raggiunta l’età che pressappoco si presumeva avesse
nell’episodio, non se l’è cavata così a buon
mercato, come ogni appassionato ben sa.
Un po’ tutti lo abbiamo visto alla Sticcon, meno panzone di quanto
ci si potesse aspettare, ma certamente non lo snello vecchietto de “Gli
anni della morte”, e soprattutto non con la folta chioma che gli
hanno appiccicato in testa.
Notazione interessante a vantaggio dello Shatner anziano, è che
il Kirk anziano diventa sofferente di una grave forma di artrite, mentre
il Bill dei giorni nostri ancora si muove con un discreto scatto.
Gli sceneggiatori non avevano previsto, invece che la passione per le
libagioni avrebbe dato al suo volto il colorito rubizzo che oggi tanto
amiamo.
Peggio
è andata, però, al povero James Doohan,
invecchiato anch’egli in maniera molto, molto, molto diversa dallo
Scotty dell’episodio. Mentre per l’intrepido Capo Ingegnere
i truccatori hanno lavorato di semplice tinta e cerone, Doohan, anche
quando era ancora in buona forma, è lievitato alquanto, finendo
purtroppo i suoi giorni oppresso dal morbo di Alzheimer.
Un'impressionante
rispondenza, invece, si ritrova tra lo Spock invecchiato e l’anziano
Leonard Nimoy: ricordiamo che lo Spock dell’episodio
invecchia più lentamente del resto della spedizione a causa del
diverso metabolismo vulcaniano, quindi ha avuto bisogno di un trucco più
leggero, che lo rendesse non decrepito, ma poco sopra i sessanta.
Un importante metro di paragone lo ritroviamo nel doppio episodio di TNG
“Il segreto di Spock”, dove un Nimoy sessantaquattrenne
interpreta per l’ultima volta il ruolo del vulcaniano più
famoso della storia; confrontando le foto di scena dei due episodi citati,
si capisce perché innumerevoli fans lo ritengano davvero un vulcaniano
fatto e finito.
 Rispondenza
altrettanto impressionante la si può ritrovare con il compianto
DeForest Kelley, interprete del mitico dottor McCoy: da vero
gentiluomo del profondo sud, il nostro De è invecchiato serenamente,
conservando praticamente intatto il suo aspetto, proprio come il McCoy
vecchio dell’episodio di cui si parla.
A
questa rassegna manca ancora un personaggio, vale a dire il tenente Arlene
Galway.
Galway è parte del variopinto mondo delle centinaia di personaggi
presenti in Star Trek per un solo episodio, e che nel 90% per cento dei
casi muoiono entro la prima mezz’ora dalla loro apparizione. Giustappunto,
la povera Galway, contagiata anch’essa dal morbo della vecchiezza,
muore
tra la braccia di Kirk giusto poco prima che McCoy scopra il vaccino contro
le radiazioni.
Su Beverly Washburn, l’attrice che interpretava
Galway, i truccatori non sono andati tanto per il sottile, e hanno creato
un mascherone veramente improponibile (tanto doveva morire, che ti impegni
a fare in un lavoro un po’ più decoroso???).
La Beverly Washburn di oggi è invece una deliziosa signora, anche
più affascinante di quanto non fosse quasi quarant’anni fa.
Articolo realizzato con la preziosa collaborazione del direttore Rossella
Marchiselli.
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