I GUARDIANO DELLA NOTTE
Sergej Luk’janenko
Mondadori
di
Paolo "Exidor" Longarini


Ho sempre amato gli autori russi, la loro incredibile capacità di analisi dell’animo umano ed il loro chiedersi, più di ogni altra cosa, i motivi che muovono l’uomo a compiere determinate azioni e le conseguenze delle stesse.
Il loro vivere in un paese sconfinato per vastità eppure riuscire a definire un universo nel relativamente piccolo spazio della mente umana, il loro dare per scontata l’esistenza della vita strutturata nelle grandi distanze ma, per quanto grandi possano essere, sono nulla al confronto della vastità dei sentimenti.
Ammazza che ho detto.
Qui in Italia il libro è arrivato sull’onda del successo, in patria, del film che ne è stato tratto.
Ampiamente pubblicizzato per essere la risposta sovietica a “Il signore degli Anelli” (entrambe trilogie, oltre questo, non vedo altri punti in comune) e la più grande e costosa produzione della santa madre Russia, il film, da noi, non ha avuto nemmeno l’ombra del successo riscontrato in patria, ha potuto godere di una discreta distribuzione nelle sale, anche se breve, e di una quasi immediata uscita in home video.
Una piccola considerazione cinematografica a margine: il film prende spunto dal libro senza seguirlo fedelmente ma riesce a complicare i riferimenti in maniera quasi maniacale riuscendo ad essere incomprensibile per chiunque non abbia anche letto il libro, alcuni personaggi vengono dati per scontati e tirati fuori da un cappello, altri, fondamentali, sono completamente ignorati. Se non avete intenzione di leggere il libro, vi sconsiglio di noleggiare il film.

Esiste il male ed esiste il bene. E, chiaramente, ne esistono i legali rappresentanti come vampiri, streghe e mannari, dall’una e dall’altra parte.
Già, l’assunto è che, contrariamente a quanto letto finora nella letteratura di genere, ognuno di noi potrebbe, improvvisamente, ritrovarsi stregone e dover scegliere da che parte stare. La premessa è nella solita battaglia combattuta nel passato in cui bene e male hanno visto che continuare la lotta avrebbe solo distrutto entrambe le parti, quindi, di comune accordo, hanno deciso per una tregua infinita durante la quale una parte controlla l’altra. Seduti ad un tavolo delle trattative è stato stabilito che chiunque scopra di avere potenzialità magiche sia lasciata la possibilità di metterle al servizio del bene o del male.
Chiaramente le forze del bene sono descritte come burocraticamente impossibili, noiose e di bassa levatura, quelle del male come punk-rock ricchissimi che se ne sbattono delle regole.
Altrettanto chiaramente entrambe le forze in gioco cercano di forzare gli accordi e di accaparrarsi i maghi potenziali più forti.
Il libro è la storia, divisa in tre parti come fossero dei racconti lunghi, di uno di questi stregoni, il classico mezzo sfigato senza apparente spina dorsale mosso solo da un indistruttibile senso del dovere che, al momento giusto, farà la cosa giusta.
Anche involontariamente o, come nella buona tradizione della letteratura russa, perché un potere più alto di noi ci sta sottilmente manovrando e indirizzando verso un quasi inevitabile finale.

Sostanzialmente il libro vive dei continui dubbi del nostro eroe, legittimi, e del continuo cercare di fare “la cosa giusta” tentando, nel frattempo, di tenere insieme una parvenza di vita normale.
Due o tre trovate davvero carine ci sono, nulla di particolarmente geniale ma godibili. L’azione è quasi del tutto assente se non in prossimità dei sottofinali, l’autore riesce bene a rendere il senso di oppressione continua del protagonista e la sua ansia nel voler fare ma diluisce troppo la volontà effettiva di azione.

Interessante. Moderatamente sfizioso. Definiamolo anche godibile e non se ne parli più. Da leggere se ci inciampate, non da cercare.

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