VITTORIA OSCURA
William Shatner

di
Riccardo "Summer" Palazzani


Con questo mese vado a completare le recensioni dei romanzi scritti dall’immarcescibile capitano Kirk che in anni di pubblicazioni dello Stim erano rimaste clamorosamente scoperte.
Vittoria Oscura è il secondo romanzo della seconda trilogia che comprende anche Il Fantasma e I Protettori ed è un romanzo di mezzo, non solo perché si trova racchiuso in una trilogia, ma proprio perché non ha ne un vero e proprio inizio ne una sua conclusione.
Rileggendolo mi sono domandato se anziché presentare tre romanzi distinti Shatner non avrebbe invece dovuto scegliere di confezionarne uno soltanto, bello corposo, ma almeno esaustivo. Vittoria Oscura termina senza colludere le trame narrate, rimandando tutto al capitolo successivo. Infatti, quando venne pubblicato, fu un bello smacco per noi poveri lettori avidi di nuove storie. Un po’ com’è avvenuto anni addietro con i cicli cinematografici di Matrix, il Signore degli Anelli o Star Wars. I film di mezzo sono stati tutti piuttosto deludenti dotati di un finale che somigliava al televisivo To Be Continued… tipico dei telefilm.

In Il Fantasma Kirk e Picard avevano impedito a Tiberius, il doppio di Kirk dell’Universo dello Specchio, di impadronirsi dell’Enterprise E di teletrasportarla nel suo universo speculare con il fine di riprendere il controllo sull’Alleanza klingon-cardassiana che controlla da decenni il quadrante Alfa dopo la caduta del crudele Impero Terrestre. E da lì si riparte con una lunga, interminabile caccia all’uomo, ovvero Tiberius e i doppioni malvagi di Picard e Riker.
Nell’Universo dello Specchio la Terra è stata distrutta dai Klingon e dai Cardassiani al termine di un conflitto contro l’Impero Terrestre. Gli umani sopravvissuti sono ora trattati come schiavi ma cellule di resistenza combattono per risollevarsi e fra questi ci sono l’Intendente Spock, (conosciuto nell’episodio Mirror, Mirror della TOS) e il doppio del capitano Janeway (giusto per coinvolgere tutti gli equipaggi possibili!) protagonisti ne Il Fantasma e qui citati per dovere di cronaca.
In tutto sono 350 pagine in cui Shatner (o chi per lui) riversa nella storia un altro carico di elementi, indizi apparentemente sganciati dalla trama principale e che si risolveranno solo nel terzo romanzo, andando ad acuire la frustrazione del lettore una volta voltata l’ultima pagina. A tutto questo va aggiunto i solito mega minestrone di personaggi trek che si allarga parzialmente fino a coinvolgere Star Trek: Deep Space Nine.
Dopo aver apparentemente sconfitto Tiberius, Kirk torna su Chal dalla sua amata Teilani con cui convola a nozze, ma solo dopo aver promesso ad un misterioso capitano di una nave interamente olografica, facente parte di un progetto denominato “Tracce” (il solito immancabile mezzo complotto super segreto della Flotta), di restare lontano per sempre dall’azione e di non immischiarsi in quanto aveva visto lottando contro Tiberius, in cambio di pace e tranquillità fino alla fine dei suoi giorni.

Una seconda sotto trama riprende il personaggio della dottoressa M’Benga, nipote di quel M’Benga esperto di medicina vulcaniana che bazzicava l’infermeria dell’Enterprise originale, nata dalla fantasia di Shatner nel primo romanzo, Le Ceneri del Paradiso. M’Benga si trova su Ds9 (equipaggio che ancora non era stato tirato in ballo!) e lavora fianco a fianco con il dottor Bashir oltre ad intrattenere piacevoli quanto criptiche conversazioni con Garak. La dottoressa è coinvolta nel Progetto Tracce, sostanzialmente dedicato a tenere sotto controllo le intrusioni di elementi dell’Universo dello Specchio e a rilevare ogni presenza dei Protettori, l’antichissima razza da cui si ritiene abbiano avuto inizio tutte le razze umanoidi della galassia (episodio The Chase di TNG), ritenuta estinta ma che la Flotta sospetta che sia ancora presente e li stia tutt’oggi osservando. La dottoressa collabora in pratica a sua insaputa, in quanto, dopo ogni singola collaborazione, le vengono soppressi tutti i ricordi. La vedremo quindi recarsi in una base segreta mascherata da deposito di granaglie spaziali per studiare dei bambini ritrovati a bordo di una nave del tutto simile a quella su cui Kirk & Co. trovarono Khan (episodio Space Seed della TOS) ma proveniente dall’universo speculare, dotati di incredibili capacità.
Uno di questi bambini, capace di generare spontaneamente delle neuro tossine, infetterà Teilani il giorno delle nozze innescando una serie di avvenimenti che porteranno Kirk a smarrire la fiducia nei suoi compagni di sempre ed ad intraprendere una sua strada solitaria nel tentativo disperato di salvare la sua amata le cui ore di vita sono contate.
La parte finale del romanzo ci racconta di un James Kirk disposto ad entrare in rotta di collisione con i suoi compagni d’avventura. Spock e Picard offrono tutto l’aiuto possibile, ma per loro la vita di Teilani non è prioritaria. Sono più che altro interessati a scoprire i piani di Tiberius e a smascherare coloro che proteggono e manipolano il Progetto Tracce. Kirk invece è ossessionato soltanto dal tempo che rapidamente scorre e che lo avvicina alla perdita irreversibile della sua donna.

Il finale, se lo si può definire tale, è molto da soap opera. Kirk scova Tiberius in una base segreta a cui si accede da una cabina di teletrasporto nel sottosuolo della Terra devastata dello Specchio e, inaspettatamente per il lettore, fra i due si instaura un’alleanza. In cambio della guarigione di Teilani, Kirk promette Tiberius di aiutarlo a riprendere il controllo del suo universo e…
Stop! Tutto rimandato al prossimo romanzo.
Semplicemente snervante!
Vittoria Oscura, preso singolarmente è un pessimo romanzo. Inserito nella trilogia è invece considerabile come un raccoglitore di indizi e una preparazione delle condizioni per il gran finale descritto in I Protettori. Come scrissi in passato, la seconda trilogia è inferiore di molto alla prima per qualità della storia. Inoltre, quello che io definisco il minestrone trek, ovvero l’ammucchiata caotica di personaggi raccolti quasi a casaccio fra tutte le serie trek allora disponibili (se fosse scritta oggi Shatner farebbe fare qualcosa anche ad Archer o a T’Pol) raggiunge un livello persino fastidioso, soprattutto quando l’autore tenta disperatamente di far fare qualcosa a tutti e di dare ad ognuno un ruolo nella storia che sta raccontando.
Restando in attesa che Ultimo Avamposto decida di tradotte e pubblicare i due romanzi inediti che vanno a completare la terza trilogia inizia con il romanzo I Rischi del Comando il mese prossimo tornerò con un ultimo pezzo storico della Garden editoriale.




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