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FANTASY SAGA
di Davide
"Questor" Galati
Il sole era
già sorto da alcune ore, ma nell’accampamento dei pirati
di Votland regnava ancora il silenzio, a causa della gran festa che si
era tenuta la sera precedente. Lady T fu la prima ad alzarsi ed uscita
dalla cabina del comandante Richard l’Infedele, si portò
sulla prora della nave per godere di quell’inusuale quiete. Stava
sistemandosi i lucenti capelli neri quando un insolito movimento ai bordi
del campo attirò la sua attenzione. Un cavaliere al galoppo si
stava dirigendo verso le navi e le sentinelle ai margini della spiaggia
non erano riuscite a fermarlo. Fulminea lasciò che i capelli le
ricadessero sciolti sulle spalle, sguainò la spada e afferrata
una cima si calò a terra. Avrebbe fermato lei quell’impudente.
Riconobbe subito le insegne del cavaliere, erano quelle di re Klun il
Franco, e c’era un solo uomo che poteva avere l’ardire di
irrompere nel loro accampamento in quel modo: il primo cavaliere di sua
maestà, Sir Andrea dell’Angelo. Non c’era da stupirsi
che le sentinelle non fossero riuscite a fermarlo. E se anche solo la
metà di quello che si raccontava su quell’uomo era vero anche
lei avrebbe dovuto faticare parecchio.
Sir Andrea arrivò al galoppo e si arrestò a pochi metri
dalla giovane donna. Il suo cavallo si impennò sulle zampe posteriori
ed agitò i suoi zoccoli nell’aria, ma lei non si mosse.
- Lady T noto con piacere che le voci che circolano sulla vostra bellezza
non vi rendono giustizia, ma non credo che l’arma che tenete in
mano vi si addica. -
- Scendete da quel cavallo allora, e sarò ben lieta di riporla
nel vostro cuore! -
- Sono spiacente, ma non ho il tempo di battermi con voi. Devo vedere
subito il comandante Richard, ho per lui un messaggio del Re. Il regno
è in grave pericolo. -
- Eccomi qua! - esclamò una voce possente dall’alto della
nave. Sir Andrea e Lady T alzarono contemporaneamente lo sguardo e osservarono
la sagoma minacciosa del capo dei pirati di Votland. I lunghi capelli
ondeggiavano al vento, mentre Richard scrutava il fratello col suo unico
occhio.
- Richard - urlò Andrea - ho bisogno di parlarti. Porto un messaggio
urgente del Re. Devo... -
- Certo fratellino, - rise sarcastico il pirata - non immaginavo fosse
diversamente. Solo il tuo re poteva costringerti a venire fin qui. Non
ho nessuna voglia di ascoltarti, ma ti propongo una scommessa. Battiti
con Lady T, se riesci a sconfiggerla ti aiuterò, altrimenti...
-
- E’ una follia, il suo fioretto non potrà mai penetrare
la mia corazza, e se solo la tocco con la spada... non ha difese senza
un armatura... -
- Vedremo! Ora taci e combatti! -
- Non so se
sia stata una buona idea, Ema. -
- Sire, era l’unica scelta possibile. Se non riceviamo al più
presto aiuto il regno cadrà. Il nemico è ormai alle porte,
l’oscurità di Ivo circonda il castello. I pirati di Votland
hanno la forza e gli uomini necessari ad aiutarci. E solo Sir Andrea,
tra tutti noi, ha il potere di convincere l’Infedele a prestarci
soccorso. Vi ricordo che sinora egli non vi ha mai deluso. -
Re Klun stette in silenzio e guardò l’uomo che aveva davanti,
dai suoi occhi scuri emanava una saggezza senza tempo.
- Ema, non a caso sei chiamato il Saggio. Le tue parole hanno il suono
della verità e il sapore della speranza... - in quel momento le
porte della sala si spalancarono ed una figura femminile in armatura si
precipitò all’interno. La sua corazza era in più punti
ammaccata e del mantello non rimaneva altro che un misero brandello. Al
cospetto del Re si tolse l’elmo ed i capelli corvini le ricaddero
sulle spalle, ed egli si ritrovò così a fissarne gli occhi
chiari ed a pensare che neanche la furia della battaglia era riuscita
ad offuscarne la bellezza.
- Sire, mi dispiace irrompere in questo modo, ma la situazione è
precipitata. Il nemico ha infranto le barriere magiche erette dal saggio
Ema e ha inflitto pesanti perdite al nostro esercito. Siamo stati costretti
a ritirarci dentro le mura del castello, ma ormai le orde di Ivo l’oscuro
sono a poche miglia da qui. -
- Lady Arwan non angustiatevi inutilmente, sono convinto che abbiate fatto
tutto il possibile e la vostra scelta di ritirarvi è sicuramente
lodevole. Ha risparmiato parecchie vite e ci ha dato modo di riorganizzare
le nostre forze. - ma dal tono del Re si capiva che ben poca speranza
gli era rimasta ed i suoi occhi si rivolsero ad Ema nella disperata ricerca
di un consiglio.
- Dobbiamo resistere. Il castello deve diventare il nostro ultimo baluardo.
Tutti, uomini e donne, devono prepararsi a combattere. Abbiamo ancora
una speranza, ma solo se riusciamo a dare a Sir Andrea il tempo di tornare
con i pirati di Votland. -
Sir Andrea
scese da cavallo lentamente ed estrasse la spada senza mai perdere di
vista la sua avversaria. Lady T non si mosse, ma ogni fibra del suo corpo
era pronta a scattare e quando il cavaliere calò il suo primo fendente
lo evitò con facilità, rispondendo con un affondo della
sua lama che, com’era prevedibile, s’infranse inutilmente
sulla massiccia corazza dell’uomo. Le cose andarono avanti così
per parecchio tempo. Lady T schivava ogni colpo con un’agilità
straordinaria e i suoi movimenti felini, estremamente sensuali, non potevano
fare a meno di suscitare l’ammirazione di Sir Andrea che, invece,
si sentiva sempre più stanco, costretto a muoversi con la sua pesante
armatura. Doveva farla finita al più presto, oppure non avrebbe
più avuto la forza di continuare. Ad un tratto si tolse l’elmo
e lo scagliò verso la donna pensando di riuscire a colpirla, mentre
lei tentava di evitarlo. Gli sarebbe bastato un solo colpo, uno solo,
ma si sbagliava perché mai le donne fanno quello che ci si aspetta,
e soprattutto Lady T, che si mise sulla traiettoria dell’elmo, lo
afferrò al volo e ne invertì la traiettoria mirando verso
il capo scoperto del cavaliere. Sir Andrea intuì che quella poteva
essere la sua ultima occasione. Alzò il braccio che reggeva la
spada, parando il proiettile con la mano guantata. Finse di essere stato
ferito e fece cadere l’arma. La spada finì sulla sabbia.
Ora era disarmato. Lady T non perse tempo e mosse, precisa e letale, il
fioretto verso il collo scoperto. Sir Andrea reagì inaspettatamente
e congiunte le mani in fronte a se bloccò, con i guanti d’acciaio,
la lama a mezz’aria. Poi con una rapida torsione del polso attirò
la donna fra le sue braccia, stringendola in modo che non potesse liberarsi,
mentre il fioretto raggiungeva la spada nella sabbia. Ma quella presa
che, nelle sue intenzioni, doveva dargli la vittoria, gli fu fatale, perché
ora poteva osservare da vicino il fascino della ragazza. Ne sentiva il
respiro caldo sulle guance e avvertiva il calore del corpo sinuoso attraverso
l’armatura. Gli occhi scesero a posarsi sulle sue labbra e i loro
visi si avvicinarono. Fu allora che lei ne approfittò. Si mosse
con estrema rapidità, scivolò da quella presa, ormai molto
simile ad un abbraccio, estrasse un lungo filo d’acciaio dal corpetto
di pelle che indossava e portatasi alle spalle di Sir Andrea glielo arrotolò
intorno al collo iniziando a stringere. Il cavaliere tentò di divincolarsi,
ma ormai le sue forze erano allo stremo e l’armatura non gli permetteva
di arrivare ad afferrare la ragazza. Sentì il ferro penetrargli
la carne e senza più alcuna resistenza cadde in ginocchio.
- Sire, sono
sotto le mura!- dalla voce di Lady Arwan non traspariva né rabbia
né dolore, ma solo l’ineluttabilità degli avvenimenti..
- Quanto possiamo resistere ancora? -
- E’ difficile dirlo, ma credo che sia impossibile, in queste condizioni,
che il castello regga fino a mezzogiorno di domani. -
- Che cosa possiamo fare? -
- Se riuscissimo a rompere l’assedio, anche solo momentaneamente,
potremmo guadagnare del tempo prezioso fino all’arrivo di Sir Andrea
con i pirati di Richard l’Infedele. -
- Ne sei ancora convinto, Ema? Credi ancora che arriveranno? -
- Ne sono sicuro. Quando si è nell’oscurità più
buia non si può mai dire da quale direzione e in quale momento
arriverà la luce, ma prima o poi essa torna a splendere.
- Io, Sire, non condivido l’ottimismo del saggio Ema, ma potrebbe
aver ragione nel suggerire di rompere l’assedio. Un attacco frontale
è l’ultima cosa che il nemico si aspetterebbe e forse riusciremmo
a farlo vacillare quanto basta per dare il tempo a Sua Maestà di
mettersi in salvo. Il regno continuerà a vivere finché il
Re vivrà.
- Apprezzo la vostra lealtà, ma non ho alcuna intenzione di fuggire.
Se devo cadere lo farò da Re, difendendo il mio popolo. MyLady
radunate tutti gli uomini rimasti e teneteli pronti. Domani mattina, non
appena sorgerà il sole sferreremo il nostro ultimo attacco. Ema
fai preparare la mia armatura da battaglia, perché sarà
il re in persona a guidare le sue truppe, e voi due cavalcherete al mio
fianco. -
- Sarà un onore, Sire. - concluse Lady Arwan congedandosi.
- Preparerò i miei incantesimi più potenti, ma dubito che
saranno sufficienti se Sir Andrea non ritorna. - borbottò Ema accarezzandosi
la corta barba nera.
Gli occhi di re Klun si chiusero mentre egli sprofondava nell’amarezza
dell’alba buia che li attendeva tutti.
- Basta così!
Lascialo. -
Lady T allentò a malincuore la presa e ubbidì all’ordine
di Richard. Sir Andrea tossì malamente e si accarezzò il
collo sanguinante, i suoi occhi si volsero a fissare il fratello che si
trovava ancora sul ponte della nave.
- Hai perso, Andrea. Sei stato sconfitto e da una donna, per giunta. Ti
ho sempre detto che sarebbero stata la tua rovina. Basta un paio d’occhi
ed un sorriso dolce a farti perdere la testa. Ora vattene, prima che cambi
idea e decida di rimanere figlio unico. -
- Aspetta! - gridò il cavaliere con la gola ancora indolenzita.
- Ho un messaggio del Re, è importante. -
- Non per me. Non mi importa nulla né di te né del tuo re.
-
- Ha promesso di graziarti se... -
- Graziarmi!?! Non sapevo possedessi il senso dell’umorismo! Cosa
vuoi che me ne importi? Re Klun il Franco non ha neanche la forza di catturarmi
e vuole concedermi la grazia? Fratello, tu non sai neanche quello che
dici. -
In effetti il cavaliere era disperato, immaginava che sarebbe stato difficile,
ma non aveva previsto di ritrovarsi in una situazione simile. Doveva assolutamente
escogitare un modo per convincere Richard, oppure il regno sarebbe caduto.
Per farlo ormai non rimaneva che un’ unica possibilità e
che lei lo perdonasse per quanto stava per fare.
- Ho un altro messaggio per te, Richard, e non è del Re.- l’uomo
lo fissò a lungo, mentre una strana espressione si dipinse sul
volto di Lady T, poi Sir Andrea continuò - Credimi, fratello, non
te l’avrei mai detto se non ne fossi stato costretto, ma Lady Arwan
si è offerta di seguirti se i tuoi pirati verranno in aiuto al
regno. -
- Stai mentendo! - urlò Lady T scagliandosi verso il cavaliere
e ributtandolo a terra.
- No, - intervenne Richard - lo conosco bene. Non ha mai mentito in vita
sua. Non ne è capace. Accompagnalo nella mia cabina, adesso lo
ascolterò. Comincia ad essere interessante. -
La donna gli si avvicinò per scortarlo verso la nave, ma i suoi
occhi ne tradivano la rabbia: - Avrei fatto bene a tagliarti la gola quando
ne avevo la possibilità...- sussurrò a denti stretti.
- Che Dio mi perdoni. - furono le uniche parole che Sir Andrea pronunciò
in risposta.
Quando il sole
sorse quella mattina una calma insolita regnava sul castello. I cavalieri
erano schierati ordinatamente all’interno dei cortili. Tutto era
pronto, si attendeva solo il segnale del Re. Ognuno sapeva che quell’attacco
sarebbe stato un suicidio, ma quando Re Klun scese tra le truppe avvolto
nella sua lucente armatura, seguito da Lady Arwan e da Ema il saggio,
sentirono i cuori riempirsi di un rinnovato vigore. Amavano il Re e sarebbero
volentieri morti per lui, ma adesso che lo sapevano al loro fianco, nessuna
impresa si presentava impossibile.
- Ema? - chiese il re rivolto al fidato amico.
- Sono pronto, sire.- rispose l’uomo stringendo con forza il bastone
di Pyras’Ndo. - Il potere degli antichi Pyras scorre vigoroso nel
sacro legno di ‘Ndo, mio antico maestro.-
- Milady?-
Lady Arwan non rispose, ma s’infilò il pesante elmo ed il
suo sguardo di ghiaccio fu più che eloquente.
- Allora andiamo! Aprite i cancelli! Attacchiamo! -
E fu allora che come rombo di tuono centinaia di uomini si riversarono
fuori dalle fauci spalancate del castello cinto d’assedio. Le truppe
di Ivo l’oscuro vennero colte ancora nel sonno e nulla poterono
fare se non cadere sotto i colpi rapidi ed improvvisi di quell’attacco.
Ben presto la pianura di fronte al maniero fu liberata, mentre i nemici
fuggivano verso le montagne. Un’euforia di vittoria si impadronì
dell’esercito del re, ma, purtroppo, fu una gioia di breve durata,
perché il nemico, dopo i primi attimi di smarrimento, si riorganizzò,
radunò le sue forze ed iniziò il contrattacco. Le sorti
della battaglia si capovolsero e a nulla valsero i numerosi incantesimi
lanciati da Ema, la possente lama di Re Klun o l’indomito coraggio
di Lady Arwan. Per ogni nemico che cadeva sembrava che altri due ne prendessero
il posto. Erano troppi, non c’era più alcuna speranza. Allora
Re Klun decise che era venuto il momento di morire, ma l’avrebbe
fatto in modo che i menestrelli ne cantassero a lungo nei loro poemi.
Spronò il cavallo e lo lanciò al galoppo. Decine di teste
cadevano ai suoi piedi mentre egli continuava la sua corsa, incurante
delle ferite inflittegli. Voleva raggiungere una piccola collinetta posta
proprio al centro del campo nemico e da lì avrebbe levato al cielo
il suo ultimo canto di guerra. Nulla riusciva a fermarlo e chi poté
vederlo disse, poi, che sembrava di vedere il vento, il vento della morte,
soffiare in mezzo alle fila nemiche. Ma quando fu sopra la collina, ormai
completamente circondato, capì che il suo destino era segnato e
gettò un ultimo sguardo al mare, come una silenziosa preghiera
verso l’infinito. Inaspettatamente il suo cuore si empì di
gioia e di nuova speranza perché le vide. Dieci, venti, trenta
navi, un’intera flotta stava giungendo dal mare e sui suoi pennoni
sventolavano due vessilli: quello dei pirati di Votland e quello dorato
del regno. Allora Re Klun il Franco intonò il suo canto, ma non
era più un canto di morte bensì un canto di vittoria e la
sua spada roteò luminosa nell’alba di quel nuovo giorno.
Le navi dei pirati erano approdate lungo la costa e nuove truppe si riversavano
contro il nemico che ormai, stretto tra due fuochi, vedeva le sue forze
assottigliarsi sempre di più. La battaglia durò fin quasi
mezzogiorno e quel giorno venne per sempre ricordato negli annali come
il Giorno della Vittoria, quando l’azione combinata di tutte le
forze del regno aveva respinto Ivo l’oscuro lontano, oltre i confini.
Gli eroi di quella guerra vennero festeggiati a lungo e il capitano Richard
ricevette la grazia, ma altre nubi si addensarono sulla corte, poiché
quando Sir Andrea dell’Angelo fu costretto a rivelare la sua bugia
e Lady Arwan si disse disposta ad onorare l’impegno, il Re si impuntò
e fu irremovibile affinché ciò non accadesse.
Ma questa è un’altra storia e, come è giusto che sia,
verrà narrata un’altra volta.
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