IL MIO NOME È TRACER BULLET
di
Paolo "Exidor" Longarini



Il mio nome è Tracer Bullet.
In corpo ho due schegge di proiettile ed un brutto carattere. Il resto è bourbon.
Sono seduto nel mio ufficio in un puzzolente edificio sulla 19esima, l’ultimo ispettore del servizio d’igiene ha detto che solo il fuoco potrebbe fare qualcosa per migliorare le cose. E non è detto.
I miei piedi svettano liberi dalle scarpe, ben poggiati sulla scrivania, dove è il loro posto naturale. Vicino a me ho due amici, Bessie, la mia 44 Magnum e Jack, il mio 66 centilitri. Non me ne servono altri.
Stavo beatamente pensando ai fatti miei quando dalla porta entrò un problema.
Una bionda, naturalmente.

“Il signor Bullet?”
Notevole come problema.
Una boccuccia rossa come il fuoco ed un seno in cui dimenticare le tristezze della vita, per quel che riguarda il resto, beh, devo aspettare che si volti per andarsene. Per ora mi accontento di quel che vedo, come vedete, sono un uomo semplice.
Si siede con studiata lentezza, per accavallare le gambe passano alcuni minuti. E’ sicura di sé la piccola, e sta cercando in tutti i modi di mettermi in difficoltà.
Purtroppo per lei so come trattare le pupe. Dolcezza, dolcezza e ancora dolcezza, il tutto condito con il savoir faire di un pari d’Inghilterra.
“Mio padre regala perle di saggezza, lo sa? Dice che chiunque abbia gambe come le sue, debba chiamarti Signore quando è vestita solo di buone intenzioni. E noi non siamo ancora a quel punto, zucchero. Chiamami Tracer”.
Mi alzai e avvicinandomi a lei capii due cose: aveva capito ed apprezzato lo sforzo fatto per tirarmi su e che, per tutte le distillerie del Kentucky, mamma Bullet aveva fatto un dannatissimo ottimo lavoro. I suoi occhi mi cercavano, mi bramavano.
Il pensiero di sbottonarmi i pantaloni fu interrotto dal fragore del posacenere che si rompeva sul muro immediatamente alla mia destra.
Non l’ho visto partire, l’ho solo sentito arrivare, e lei sta già frugando nella borsetta alla ricerca di una sigaretta.
Fuma ed è veloce con le mani. Mi sto innamorando.
“Signor Bullet, le donne che normalmente paga perché le stiano vicino hanno tutta la mia compassione. Ne deduco che lei debba per forza essere bravo nel suo lavoro altrimenti l’universo femminile rimarrebbe sempre parallelo al suo. Prendo questa sua dimostrazione di patetico machismo come referenza: lei è assunto”
Lo sapevo, è pazza di me.
Ha trovato la sigaretta e la porta alla bocca con la sacralità che merita.
Che strano, non l’accende. Sembra aspettare qualcosa.
“Signor Bullet, la semplice educazione e le normali regole di cortesia le dovrebbero imporre di tirare fuori un accendino da quell’ammasso calante che lei osa definire calzoni e farmi accendere”.
“Tesoro, sei così calda che ero sicuro si accendesse da sola senza dover intervenire. Ma hai ragione a non scoprirti tutto in una volta, facciamo le cose per gradi”.
Probabilmente prese il mio tendere le mani verso le sue tette per un semplice tentativo d’abbraccio perché anche il secondo posacenere mi mancò.
Vero è che non avevo gli occhi puntati sulle mani, ma anche stavolta non vidi partire nulla e quando riuscii finalmente a concentrarmi e spostare il mio sguardo sul viso, tutto quello che notai di diverso era la sigaretta accesa.
“Signor Bullet, per quanto io trovi quantomeno degradante l’essere in sua presenza, mi trovo nella spiacevole situazione di aver bisogno dell’aiuto di un detective privato e lei, a quanto vedo, ha un assoluto bisogno di una doccia e di soldi. Possiamo quindi trovare un accordo?”
Uhmmm… vuoi comandare tu… sei una di quelle ragazzacce che vogliono tenere in mano la situazione salvo poi mettersi a mugolare come gattine, d’accordo, giochiamo come dici tu, facciamo i professionali.
“Signor Bullet, la prego, sta sbavando”.
Caspita, è successo di nuovo. Controllati Tracer!
“Ok tesoro, giochiamo secondo le tue regole, dì al caro zio Tracer in cosa può aiutarti, qualcuno ti infastidisce e vuoi che gli ricordi le regole di buona educazione eliminandolo di un peso inutile come le vertebre? O vuoi fare un giro nei bassifondi e hai bisogno di qualcuno a tenerti per mano? Non dirmi che devo pedinare il tuo uomo per vedere se ti tradisce. Ho troppa fiducia nel genere umano e credo non esista un simile idiota”.

Riaccavalla le gambe balenando un biancore di lavanderia. La piccola sa come stare al mondo, non c’è che dire.
La butta lì tranquillamente.
“Ho bisogno che lei mi liberi di mio marito”
Però, e io che pensavo di dover fare qualcosa di sconveniente.
“Boccuccia di rosa, hai bisogno che convinca il maritino a firmare le pratiche per il divorzio, magari stropicciandolo un po’?”
“No, ho bisogno che lei lo faccia materialmente sparire”.

Caspita, considerando lo sfoggio di giri di parole e forme retoriche, deve essere impiegata nella diplomazia. Sono sicuro che più di un trattato si sia firmato su quei fianchi…
“Piccola, non so cosa ti abbiano detto sul mio conto. Buona parte, devo ammetterlo, è vero, ma lo zio Tracer non ha mai mandato nessuno a sentire il coro degli angeli. Almeno nessuno che non lo meritasse. Per quanto io possa essere contento che una pupa come te sia libera di giocare alla cavallina con chi vuole, non mi sembra un buon motivo per eliminare il vecchio. Credo che la nostra conversazione sia finita qui”.
Non si aspettava una simile reazione. Non è evidentemente abituata a sentirsi dire di no dagli uomini e ne è rimasta sconvolta, magari adesso vorrà farsi consolare…
“Mi scusi il momento di pausa ma era necessario per togliermi dalla mente la disgustosa immagine del “giocare alla cavallina”, non succederà più. Signor Bullet, per quanto, guardando il suo ufficio, mi sono fatta l’idea che lei, non dico per denaro, ma anche solo per uscire da questo porcile, farebbe qualsiasi cosa, non le chiederei mai di uccidere mio marito. Mio marito è già morto. Un anno fa. Voglio che lei lo faccia sparire. Per sempre.”
Accidenti, la bambola è pazza. Di me, naturalmente, ma anche di suo. Beh, era troppo sperare che in quel corpicino ci fosse anche una donna in grado di apprezzare le cose buone della vita come le corse dei cani ed il bourbon. Le sue rotelle sono andate ed io non sono l’uomo giusto per aggiustarle.
“Tesoro, non si dica che il vecchio Tracer si approfitti delle pupe: il tuo problema possono risolverlo, e bene, solo gli strizzacervelli. Loro sapranno convincere tuo marito a lasciarti stare, se non ce la fanno loro sono sicuro che chiameranno Napoleone per darti una mano. La porta è esattamente alle tue spalle”.
“Signor Bullet, come può intuire, la sua non è la prima porta alla quale ho bussato e la mia pazienza con la vostra categoria lavorativa è arrivata al limite. Ho deciso di non sprecare tempo cercando di convincerla, quindi la lascio sola con mio marito ed avrete tempo e possibilità di spiegarvi tra voi”.
Detto questo, lascia il suo biglietto da visita sulla scrivania e si alza liberandomi da due dubbi: le donne, come sospettavo, sono tutte pazze, ed il suo sedere è decisamente un problema che mi piacerebbe risolvere.
Sento i suoi passi sulle scale ed ancora una volta mi volto verso la foto e lancio un bacio a mamma Bullet, mi hai fatto bello e sensibile, come potrò mai ringraziarti?
Uno scricchiolio.
Strano, a quest’ora gli scarafaggi non spostano le sedie.
Un rumore, come una mano che colpisce la scrivania. Caspita, delle due l’una, o la pupa ha lasciato qualche finestra aperta o ha i fianchi ipnotici e mi sono convinto della sua storiella.
I dubbi vengono fugati quando vedo la bottiglia di Jack sollevarsi ed il contenuto sparire lentamente.
“MOLLA SUBITO QUELLA BOTTIGLIA LURIDO FANTASMA!”

Ok, adesso è una cosa personale.

Scendo come un ossesso dal mio ufficio non curandomi degli scarafaggi che schiaccio mentre scendo le scale, me la faranno pagare cara quando tornerò, dovrò metterlo in conto, salgo in macchina e brucio semafori, dilanio incroci, stiro parcheggi, ignoro pedoni, concupisco piste ciclabili, in breve, arrivo al vecchio cimitero cittadino cinque minuti prima di quando sono partito. Una forza irresistibile mi guida verso la tomba del morto, se tale era prima, tra poco lo sarà ancora di più. Raccolgo un piccone lasciato incustodito da un operaio che lavora in uno degli interminabili lavori che si fanno in posti come quello e con una forza sovrumana riporto alla luce una parte sufficiente di bara in cui scarico tutto il caricatore di Bessie, ricarico e sparo di nuovo.
“Bastardo, era quasi piena!”
Stanco, sudato ma visibilmente soddisfatto mi siedo su un mucchietto di terreno a riprendere fiato, e non si riprende fiato senza tirare il collo alla fiaschetta da viaggio che tengo nella tasca della giacca.
Mi bussano alle spalle. Nessuno.
Silenziosamente, sulla terra intorno a me si formano delle parole.
“Facciamo a metà?”
Il mio tentativo di riprendere Bessie si scontra con uno sberlone che mi arriva dal nulla e nel nulla ritorna. Altre parole sulla terra.
“Ok, Rowena non ha mai saputo scegliersi gli uomini ma stavolta ha fatto un capolavoro. Guardi, tanto il mio tempo sulla terra è scaduto, mi faccia dare una sorsata e sparirò per sempre. A lei resterà tutto il tempo del mondo per bere e l’assegno di Rowena per essersi liberata di me”
Se non puoi batterli, unisciti a loro. Se non puoi vederli, assecondali. Se loro non possono vedere te, colpisci alle tempie.
Papà Bullet, sei il migliore.
Alzo la fiaschetta che mi viene tolta dalle mani con un soffio di brezza, si piega e, come per magia, si vuota quasi completamente.
Altra scritta.
“Volevo solo vendicarmi per tutti i tradimenti di Rowena tormentandola un po’, ma il mio tempo extra è scaduto. Si faccia pagare come meglio crede”
Un piccolo tornado si forma al mio fianco sollevando un piccolo turbine di sabbia all’interno del quale mi sembra di intravedere una figura, poi tutto sparisce velocemente come si è creato.
Ha lasciato davvero ancora un po’ di liquore nella fiaschetta. Mai come ora sparisce velocemente nella mia gola.

“Almeno ora, mi fai accendere?”
Le donne sono tutte uguali, non gli basta ottenere quello che desiderano ma vogliono sempre di più. Siamo sdraiati, nudi, ancora ansimanti, gli ho appena regalato i cinque minuti più intensi della sua vita e già mi sta col fiato sul collo.
“Sei sicuro che era davvero questo il modo per farlo sparire per sempre?”
Bello e intelligente.
Mamma Bullet, smack!

“Computer, fine simulazione”
Caspita, come soluzione per lo stress da mancato Pon Farr è decisamente più gradevole della meditazione. Devo dire che adesso, settant’anni su questo barattolo prima di tornare a casa non sembrano nemmeno tanto lunghi…



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